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Non di solo pane

“In formazione per resistere”: ritrovarsi attraverso lavoro, cibo e parola

Presentati i risultati di un corso per adulti in condizione di svantaggio, affiancato da un laboratorio di narrazione. Il cibo è indispensabile per sopravvivere, ma allo stesso tempo è strumento di relazione, che facilita la parola. 

Non basta il pane, infatti, ciascuno esprime bisogni profondi necessari alla vita quanto l'alimentarsi. In che rapporto sono il pane, e con esso il cibo e la parola, quindi la relazione con gli altri? Ha toccato questi aspetti il seminario che si è tenuto nei giorni scorsi al Centro di Formazione professionale Nazareno di Carpi, per presentare i risultati di un corso per operatore della ristorazione destinato a persone in condizione di svantaggio che si è concluso a novembre, finanziato dalla Provincia di Modena. Per resistere alla china della crisi, ma anche alla tentazione del lamento, per imparare un mestiere, e allo stesso tempo per tornare a essere consapevoli di sé stessi e del proprio bisogno di nutrirsi non solo di cibo, ma di parole buone e di relazione. Toccante è stata la testimonianza di Kadi, una ragazza africana, che ha iniziato il corso di formazione senza tanta convinzione per concluderlo contenta e dopo aver ottenuto un contratto di due anni dall’azienda in cui si è trovata a svolgere lo stage. Tra i relatori, l’assessore alle politiche sociali del Comune di Carpi, Alberto Bellelli, il responsabile del Centro di Ascolto di Porta Aperta, Alessandro Gibertoni, il giornalista enogastronomico Luca Bonacini. Bellelli ha presentato la realtà complessa dei servizi, pubblici e privati, che sul territorio hanno il compito di tentare una risposta, seppure parziale, all’onda dei bisogni che dalla melma della crisi aumenta sempre di più. Lo ha fatto illustrando alcuni servizi innovativi, come le reti a supporto dei care giver, sottolineando come il bisogno che le persone presentano non è mai innanzitutto e soprattutto quello del cibo o del denaro: tanti, la maggior parte, si avvicinano ai servizi chiedendo essenzialmente lavoro, per recuperare la propria dignità (“la soluzione alla crisi economica non sono le politiche sociali, è il lavoro”, ha concluso). Alessandro Gibertoni ha fornito alcuni dati sulle famiglie e le persone accolte in un anno dal Centro di Ascolto: 900 famiglie per circa 4.000 persone, di cui il 30% sono italiane e tre quarti hanno età compresa tra i 25 e i 55 anni. Oltre al lavoro, essi chiedono e cercano una casa, cioè un luogo dove tornare a sentirsi vivi. Davanti ad un bisogno così sproporzionato, rispetto alla possibilità di offrire risposte, il rischio che operatori e volontari entrino in crisi è grande. Alcuni piccoli antidoti alla frustrazione, ha spiegato Gibertoni, sono costituiti dalla miglior conoscenza di sé, che viene anche chiedendo aiuto ai colleghi, dal tempo che occorre prendersi per usare la testa e pensare, senza farsi trascinare dall’emergenza, dal tempo per sé che occorre prendersi per “respirare”, dal lavoro di equipe, e dalla consapevolezza di avere alle spalle una comunità che ti vuole bene, ti supporta e crede nella bontà del tuo operato. 

Susanna Bissoli, docente del laboratorio di narrazione, Non di solo pane, appunto, affiancato all’attività formativa vera e propria, ha illustrato ciò che è emerso dal racconto dei partecipanti, a partire dallo stupore di scoprire che alcuni aspetti della propria vita sono interessanti anche per altri. Luca Bonacini ha raccontato al pubblico alcuni episodi, alcuni celebri, altri sconosciuti, che hanno fatto comprendere come il cibo, la tavola, abbia una funzione ben più ampia di quella legata esclusivamente al nutrirsi: a tavola Enzo Ferrari concludeva i contratti più importanti, alla tavola sono legati ricordi per ciascuno diversi e al tempo stesso per tutti decisivi. Il direttore del Centro di Formazione Nazareno, Luca Franchini, ha concluso con una provocazione, dopo aver ringraziato la coordinatrice del corso Luana Ronchetti: la soluzione alla crisi economica è nell’educazione, quel processo che dura tutta la vita attraverso cui è possibile essere aiutati a rimettersi nella posizione giusta per poter camminare, e non lasciare spazio solo al lamento o alla recriminazione. Al termine dell’incontro è stato proiettato un breve documentario basato su racconti dei partecipanti e realizzato dal film maker carpigiano Stefano Cattini.

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